Taban e i misteri del castello – sinossi estesa

Taban e i misteri del castello

di Shiva Moghanloo

Nimaj Publishing | Tehran luglio 2020 | pp. 352

Sinossi estesa con divisione per capitoli:

1

Un mattino la dottoressa Taban Rudaki, protagonista del romanzo, si sveglia in mezzo al fumo e a un grande frastuono. Il castello dove soggiorna è in fiamme. (Nel capitolo successivo il lettore scopre che Taban è un’esperta archeologa e che soggiorna in quel castello insieme al suo team di colleghi per compiere delle ricerche nell’area circostante).

Aydin (il giovane collega di Taban) la aiuta a rifugiarsi nel giardino e poi cerca di domare l’incendio con l’aiuto di Ebrahim (il custode del castello) e il dottor Naderan (il leader del team di ricerca). All’inizio Taban vuole chiedere aiuto ai contadini che si trovano sulla collina davanti a quella dove sorge il castello. Ma guardando meglio si accorge che si tratta di un gruppo di uomini armati. Rientra nel castello attraverso un passaggio segreto (nel capitolo successivo vengono forniti maggiori dettagli sulla scappatoia).

Un’esplosione scaraventa Taban a terra. Un attimo prima che il fuoco la inghiottisca del tutto, il dottor Naderan arriva a salvarla, la prende in braccio e insieme saltano fuori dalla finestra.

2

(Due settimane prima). Taban vive in un piccolo appartamento di Tehran dopo il divorzio dal marito. Riceve una mail in cui il dottor Naderan la invita a partecipare a un progetto di scavi nel Khorasan settentrionale. Naderan era stato il suo professore all’università di Tehran. Taban era sempre stata affascinata da lui, anche se non gliel’aveva mai confessato. Taban accetta la proposta di lavoro.

Anche Aydin Bagheri, giovane e avventuroso archeologo, riceve l’invito di Naderan di unirsi al progetto. Accetta con entusiasmo.

Nel frattempo, tra le montagne del Khorasan settentrionale, due uomini portano uno scatolone sigillato in una misteriosa stanza all’interno di una grotta. Qui li aspetta un uomo di nome Seifi (nel capitolo successivo si scopre che è il capo dei briganti della zona e che fa contrabbando di animali). Lo scatolone contiene alcuni esemplari di una rara specie di tartarughe. Seifi spezza la mano a uno dei due uomini siccome una delle tartarughe ha il guscio rotto. Fa una telefonata e informa qualcuno dell’arrivo di un gruppo di estranei nelle zone da lui controllate.

3

Naderan accoglie Taban all’aeroporto di Mashad. Taban si scoccia di vedere che insieme a lui c’è anche Aydin: tra loro due c’era stata una forte rivalità professionale alcuni anni prima. I tre partono sul furgone di Naderan alla volta della città di Esfarayen, nel Khorasan settentrionale. A metà viaggio, però, Naderan sbaglia strada e all’improvviso i tre vengono bloccati da degli uomini armati: sono le guardie forestali di una grande riserva naturale che Naderan voleva visitare insieme ai suoi amici. Taban riesce ad ammirare un ariete selvatico. Le guardie forestali raccontano la loro lotta quotidiana contro i contrabbandieri. Il gruppo si rimette in viaggio. Al tramonto arrivano alla fortezza di Belqis: un magnifico edificio in mattoni dell’era sasanide, di cui sono rimasti intatti solo il forte esterno e alcune torri e che è circondato dal deserto.

4

La squadra viene accolta da Safdar. È un brav’uomo del posto che fa da tramite tra il governo e la gente locale. Li guida fino a un castello che era stato la dimora di una famiglia nobiliare: sarà la loro residenza. Mentre si allontana da Belqis, Taban scorge il debole bagliore di una luce misteriosa che proviene dalla cima della torre, ma lo attribuisce alla stanchezza dei suoi occhi. Ebrahim (il custode) saluta la squadra con riluttanza. Sembra lievemente ritardato e per comunicare digita le frasi sul cellulare. Il castello è un’elegante costruzione logorata dal tempo, appartiene a circa cinquanta, sessanta anni fa. L’indomani a colazione, Naderan distribuisce dei walkie-talkie, dato che il cellulare non prende in quella zona. Poi spiega che il castello apparteneva al più grande khan e signore feudale della regione, un uomo potente di nome Mansur Shirkuhi, scappato all’estero con l’avvento della rivoluzione islamica. Per questo motivo l’edificio era rimasto abbandonato a lungo.

Prima di recarsi sul sito degli scavi, Taban fa un giro in giardino, dove crescono fiori e verdure. C’è anche un parcheggio con una vespa tirata a lucido. Ma la cosa più strana, è una piccola tartaruga che procede lenta tra i cespugli di rose.

5

Taban, Naderan e Aydin si dirigono verso l’area scavi, quando all’improvviso, nel bel mezzo della strada deserta che attraversa i monti, si buca una ruota del furgone. Quasi si ribaltano, ma Naderan riesce a riprendere il controllo del veicolo. Una volta scesi, si accorgono che la gomma è stata bucata da un proiettile. Qualcuno deve aver sparato da dietro una roccia.

Cambiano la ruota e si rimettono in viaggio. Naderan spiega che la loro meta non è la fortezza di Belqis, ma una località vicina detta Yakhdan, che da alcune ricerche è risultata essere molto interessante dal punto di vista archeologico.
Un gruppo di operai venuti da Gersin, un paesotto vicino, li aiuta negli scavi. Si comportano in modo stano e raccontano storie inquietanti sul castello dove alloggiano i protagonisti.

6

Settimo secolo dell’egira: Belqis è una prosperosa città governata da un saggio sovrano di nome Nizamuddin Ali. Una sera la situazione precipita nel caos con la notizia che l’esercito mongolo li sta per attaccare. Il governo centrale di Khwarazmshah non invia i rinforzi. Nizamuddin Ali e i suoi alleati decidono di difendere la città fino alla morte.

Dopo una riunione con i suoi fedeli, Nizamuddin Ali lascia segretamente il palazzo e si reca in uno strano giardino fuori città che è la sede di una scuola femminile gestita da una donna bella e saggia di nome Maryam Banu. In un breve e appassionato incontro durante il quale si scopre che i due si amavano da sempre ma non avevano mai avuto l’occasione di stare insieme, Maryam Banu promette a Nizamuddin Ali che lei e le ragazze combatteranno i Mongoli al fianco degli altri soldati per difendere la città. Inoltre gli assicura che la leggendaria spada di famiglia di Nizamuddin Ali è nascosta al sicuro.

7

Dopo qualche giorno, Taban si accorge che sul legno della portafinestra della sua stanza sono stati incisi due nomi con il coltello: Golmah e Ghafur. Suppone che appartengano agli ospiti precedenti. Nel pomeriggio, Taban, Naderan e Aydin lasciano gli scavi e fanno un giro nel piccolo paese di Gersin. Gli abitanti del paese però non sembrano gradire la visita, a parte una persona: una giovane ragazza, Saran, che fa la tessitrice e vive con la nonna che ha l’Alzheimer. Taban capisce che Rahim, un uomo dal fare violento, è innamorato di Saran e che a volte la disturba (nel capitolo successivo scopriamo che Rahim lavora per Seifi e i contrabbandieri).

Al castello di notte, mentre controllano i risultati del giorno, Aydin chiede a Naderan come mai non vuole dire apertamente che cosa cerca con gli scavi. Naderan spiega che il suo obiettivo va ben oltre il ritrovamento di alcuni oggetti antichi, ma vuole confermare una sua teoria, cioè che Yakhdan fosse la porta d’ingresso della città di Belqis e che prima dell’attacco dei Mongoli, il governatore della città avesse fatto uscire da questa porta una carovana carica di oggetti preziosi da portare al sicuro. C’è la possibilità che tra gli oggetti vi fosse anche una spada molto preziosa che però non raggiunse mai il luogo stabilito e dunque potrebbe trovarsi sepolta proprio nei pressi di Yakhdan.

8

Taban sta passando la serata in camera a leggere un libro sul computer. È un saggio sulla condizione femminile in Iran durante le invasioni mongole. Esce dalla sua stanza per bere un bicchiere di latte, quando si accorge di un movimento furtivo. È Aydin. È entrato in punta di piedi in giardino e sta parlando al cellulare. Taban rimarca scocciata come tutti gli uomini con cui ha a che fare facciano tanto i misteriosi. Mentre torna alla sua stanza, si accorge che la porta che dal salone dà l’accesso alle cantine ed è sempre stata chiusa, adesso è rimasta aperta. Spinta dalla curiosità, Taban scende nelle cantine che nessuno si è mai arrischiato a visitare, a parte Ebrahim. Su un lato ci sono delle casse che Naderan ha ordinato per nascondere i reperti archeologici. Un abitante del villaggio le ha fatte arrivare per lui da un’altra città. Taban si accorge che una di queste casse è stata manomessa, la apre e scopre che dentro c’è la pelle di un ghepardo. Presa dallo spavento si gira per andare ad avvisare Naderan, ma scopre che c’è un uomo alle sue spalle e lancia un urlo.

9

La mattina dopo, un poliziotto di nome Abrabadi visita la villa insieme a due soldati per redigere un rapporto. L’uomo che ha spaventato Taban era Ebrahim: era sceso anche lui in cantina dopo aver sentito un odore sospetto. Abrabadi spiega che i contrabbandieri devono aver nascosto le pelli nelle casse da portare al castello per aggirare i controlli della polizia. Rimprovera Naderan di non aver denunciato lo sparo alla ruota del furgone e li avvisa che i contrabbandieri potrebbero prendere come un’intrusione il loro arrivo e se i gli scavi archeologici ostacolassero i loro affari sarebbero capaci di ucciderli.

La sera, Taban chiede a Aydin di andare a trovare Saran. Lungo la strada gli chiede come mai la sera prima si comportava in modo così furtivo. Aydin le risponde arrabbiato che stava telefonando al suo professore, il dottor Sajjudi, ma non si sentiva al sicuro a parlare dentro il castello. Taban capisce che tra lei e i suoi colleghi si è insinuata una sorta di diffidenza reciproca. All’inizio Saran sembra contenta di vederli, ma poi quando capisce che Taban è venuta per parlare con sua nonna, rimane delusa. La nonna comincia a parlare volentieri e fa i nomi di Golmah e Ghafur. Si capisce che la nonna e Golmah erano amiche d’infanzia. Da giovane, Golmah si era innamorata di uno zingaro di nome Ghafur, ma il khan, Shirkuhi, si era innamorato di lei e l’aveva presa in sposa. Tempo dopo Golmah era sparita misteriosamente. A questo punto del racconto la nonna si confonde all’improvviso e non riesce più a continuare.

10

Taban vuole saperne di più della storia della villa e della famiglia del suo originale proprietario, i Shirkuhi. Si informa presso gli abitanti del luogo, ma ne esce più confusa di prima. Per alcuni si trattava di una famiglia generosa e rispettabile, mentre altri la maledicono.
Gli scavi a Yakhdan continuano. All’improvviso salta fuori un altro enigma: vengono rinvenute delle ossa umane che però sembrano essere piuttosto recenti. Viene avvisata la polizia e da Mashad arriva un commissario, Purzad, per effettuare dei rilievi nell’area. Secondo Purzad lo scheletro ha a che fare con i segreti della famiglia Shirkuhi. Lo scheletro viene inviato a Tehran per la datazione radiometrica.

Durante la notte, Ebrahim sveglia Taban. È agitato, sul suo cellulare scrive che Saran ha telefonato al castello per chiedere aiuto. Taban si precipita al villaggio di Saran.

11

Taban, accompagnata da Ebrahim, Naderan e Ayidin, arriva a casa di Saran. Con l’aiuto di un vicino scavalcano il muro, entrano in casa: Saran giace a terra ferita e priva di sensi. La nonna è illesa, ma versa in uno stato confusionale. Arriva anche il commissario Purzad. Taban gli comunica i suoi sospetti su Rahim, che importunava sempre Saran. Naderan recupera da terra il cellulare di Saran e lo consegna alla polizia. Saran viene portata in ospedale.

Il giorno dopo, Taban decide di non recarsi agli scavi. Mentre fa per prendere delle vecchie coperte dall’armadio, si accorge di uno spiffero, controlla meglio dietro l’armadio e scopre una porta nascosta che si apre su un passaggio segreto per i sotterranei del castello. Taban entra e dopo un percorso tortuoso sbuca fuori da quello che sembrava un normale magazzino nel parcheggio (si tratta dello stesso passaggio che compare nel primo capitolo).

La sera, Naderan e Aydin fanno ritorno al castello, ma Taban non fa nessun accenno alla sua scoperta. Durante la notte, mentre tutti dormono, il castello prende fuoco.

12

(Qui ci si riallaccia all’incipit del romanzo). Non si sa come, il castello ha preso fuoco. Aydin porta fuori Taban ma lei torna dentro dal passaggio segreto. Rischia di morire nell’incendio, ma viene messa in salvo da Naderan.
Il castello brucia. Alcuni giovani del posto arrivano su un furgone e aiutano a domare l’incendio. Taban li mette in guardia dagli uomini armati in cima alla collina. Naderan e Ebrahim riescono ad uscire sani e salvi, Aydin viene ferito da un’esplosione.

Arriva Purzad. Taban gli chiede esasperata come mai la polizia arriva sempre così in ritardo. Purzad ha ricevuto una nuova soffiata dall’Interpol: è probabile che il fratello minore del khan, Reza Shirkuhi, che quando la famiglia era scappata all’estero era solo un bambino, sia tornato in Iran sotto falso nome. Taban completa il ragionamento: è probabile che questo fratello minore sia Seifi, il famoso contrabbandiere, che è arrivato a vendicare e riprendersi gli averi della sua famiglia e con le sue minacce ha messo a tacere gli abitanti del luogo.

Aydin viene trasferito in un ospedale di Tehran. Taban e Naderan decidono trovare un alloggio in un paese vicino, mentre Ebrahim non ne vuole sapere di lasciare il castello. Prima di andare via, in mezzo alle rovine fumanti del castello, Taban confessa il suo amore a Naderan. Naderan la bacia e le dice che anche se nella sua vita di studioso non aveva mai lasciato spazio all’amore, Taban aveva sempre occupato un posto speciale nel suo cuore.

13

Taban si trasferisce a casa di Saran. Cerca di capire chi possa averla aggredita e perché. Va a trovare una vicina pettegola per farsi raccontare cos’è successo. Secondo la donna, la notte dell’incidente Saran stava discutendo ad alta voce con un uomo al telefono, quando sua nonna lo ha riconosciuto. Taban decide di controllare il cellulare di Saran e i numeri che avevano chiamato quella sera. Ma siccome Naderan aveva consegnato il cellulare al commissario, è costretta ad andare alla stazione di polizia.

Qui Taban corrompe un giovane soldato e si fa consegnare il cellulare. Ma con stupore scopre che la lista delle chiamate è stata cancellata. Dunque si reca di fretta al sito degli scavi per parlare con Naderan, che perfino quel giorno non ha smesso di lavorare.
Naderan le dice che solo lui o i poliziotti possono avere cancellato la lista chiamate, e la prega di dirgli subito se ha dei dubbi su di lui. I due convengono che dev’essere stato qualcuno alla stazione di polizia: è probabile che Seifi/Reza Shirkuhi abbia degli infiltrati tra i poliziotti. Nel frattempo Safdar dà una notizia: gli esami hanno provato che le ossa ritrovate durante gli scavi appartengono a una giovane donna. Taban adesso è sicura che si tratti di Golmah, la giovane di cui si erano perse le tracce anni prima.

La sera Taban si riposa a casa di Saran, quando sente squillare il suo walkie-talkie: è Naderan che le chiede di raggiungerlo al castello.

14

Naderan accoglie Taban tra le rovine del castello mezzo distrutto, la porta nella sala reale e le spiega che tutto quello che si era salvato dall’incendio è stato razziato dagli uomini di Seifi. Pare che stessero cercando qualcosa in particolare e che abbiano appiccato loro il fuoco per cacciare la squadra degli archeologi. In un’atmosfera romantica, Naderan chiede a Taban di esprimere qualunque sua supposizione, persino quella più irreale, sul punto in cui potrebbe essere sepolta la spada di Nizamuddin Ali, dato che non c’è più tempo per continuare gli scavi. A Taban torna in mente il passaggio segreto: la spada invece che a Yakhdan potrebbe trovarsi da qualche parte nel castello. I due prendono il passaggio segreto e scoprono che dietro un punto della parete con delle crepe si nasconde un vecchio scrigno ricoperto da una pezza di pelle.

Tornando in sala, Taban si sente stranamente debole e si abbandona su una sedia. Ecco che Naderan le svela di avere ingannato tutti: è lui Reza Shirkuhi, il fratello minore del khan, che dopo anni di studi ha messo a punto un piano per rientrare in possesso degli averi della sua famiglia. A questo scopo ha ingaggiato Taban e Aydin con la scusa di partecipare a dei banali scavi archeologici. Taban, che è cosciente, è terrorizzata ma non riesce a muoversi. Capisce che la spada è proprio quel tesoro custodito dalle ragazze della scuola di Belqis e poi, per secoli, dalle donne del luogo.

Naderan le rivela di averla avvelenata con l’acqua della borraccia che le aveva offerto poco prima: Taban si stava dimostrando più curiosa del previsto e si era messa addirittura a cercare il cellulare di Saran. Era stato lui a ferire Saran la sera prima perché sua nonna si era accorta della sua somiglianza con il khan. Naderan dice che nessuno sospetterà di lui quando troveranno Taban morta in mezzo al castello ormai vuoto e che tutta la colpa cadrà come sempre su Seifi e i suoi uomini. Lui, invece, potrà tornarsene tranquillamente all’estero in compagnia della spada. A Taban si chiudono gli occhi.

15

(Cinquant’anni prima). Gli abitanti di Gersin sono impegnati a raccogliere il grano. Golmah è già diventata la moglie di Shirkuhi, ma Ghafur – un bel cantante zingaro – è ancora innamorato di lei e non l’ha dimenticata. In qualche occasione i due sono riusciti a incontrarsi di nascosto dietro al castello. Anche quel giorno hanno deciso di vedersi. Durante l’incontro, Ghafur insiste che Golmah scappi con lui, ma Golmah risponde che non può lasciare Gersin perché deve custodire la spada come hanno fatto sua madre, sua nonne e le sue antenate prima di lei.

Shirkuhi spunta con in mano una pistola. Comincia una lotta con Ghafur, ma all’improvviso parte un colpo che arriva dritto al petto di Golmah e la uccide.

16

Taban si sveglia in preda alla nausea e ai dolori. Si accorge che Ebrahim è seduto vicino a lei. Le ha dato un antidoto fatto in casa contro il veleno. Ma la cosa più sorprendente è che Ebrahim adesso riesce a parlare. Taban è furiosa e vuole vendetta. Vuole trovare Naderan a tutti i costi, anche se adesso che il castello è senza elettricità, le linee telefoniche sono interrotte e non possono avvisare Purzand e la polizia. Ebrahim accetta di accompagnarla. I due prendono la vespa nel parcheggio e partono. Probabilmente Naderan dev’essersi recato alla fortezza di Belqis a nascondere la spada con l’intento di andare a riprenderla una volta che si saranno calmate le acque. Infatti lo scorgono vicino alle mura di Belqis e vedono che entra nella fortezza. Mentre lo seguono, Ebrahim confessa a Taban di essere in realtà Ghafur – l’antico innamorato di Golmah – che dopo la morte dell’amata non aveva mai lasciato quei luoghi e che è deciso a vendicarla.

17

Taban e Ebrahim (Ghafur) entrano nell’area della fortezza, che non è altro che un ampio spiazzo delimitato da due grosse torri. Salgono su una torre per vedere meglio tutta l’area e trovano Naderan. Ma qui vengono sorpresi da un altro nemico: Seifi, accompagnato da Rahim.
Seifi dice a Taban che anche lui sta cercando il famoso tesoro di cui si parla, anche se non sa niente della storia della spada e pensa che si tratti di alcune pietre preziose. Taban dice che il tesoro è nelle mani di Naderan, Ebrahim le si para davanti per difenderla, ma Rahim lo ferisce. Seifi alza l’arma contro Taban, ma all’improvviso Rahim gli spara e lo uccide. Rahim spiega a Taban che è stato Seifi a picchiare Saran, dato che pensava che fosse stata lei a denunciare i contrabbandieri alla polizia. Ha voluto ucciderlo per vendicare Saran e perché sapeva che Taban e Saran erano amiche. Rahim se ne va via. Ebrahim e Taban si rimettono all’inseguimento di Naderan.

Taban raggiunge Naderan davanti all’ingresso di un vecchio pozzo. Naderan si stupisce di vederla viva. I due ricordano i momenti passati assieme con un misto di amore, odio e nostalgia. Comincia un folle inseguimento, non si sa chi ucciderà chi per primo. Taban insegue Naderan per tutta la fortezza, finché all’improvviso lo spinge in una buca profonda. Naderan si spezza l’osso del collo e muore. Taban gli si avvicina e a bassa voce gli dice che lei sapeva dell’esistenza di quella buca dalla lettura delle vecchie mappe del luogo che le avevano inviato alcuni suoi compagni di università. Poco dopo arriva la polizia, che trova i cadaveri di Seifi e Naderan. Purzad spiega a Taban che con le loro indagini e con l’aiuto di Aydin, che da Tehran li aveva informati sui suoi dubbi, avevano scoperto anche loro la vera identità di Naderan.

18

Alcuni mesi dopo, Taban è di nuovo sola nel suo appartamento di Tehran. Tutto scorre tranquillo, anche se le mancano gli scavi e la campagna. Purzad le telefona e le spiega che andando avanti con le indagini era risultato che lo stesso Naderan era un contrabbandiere e dato che gli abitanti del paese non hanno mosso nessun’accusa contro lei e Aydin, possono considerarsi fuori da quella storia. Le chiede inoltre se sa qualcosa a proposito di un’antica spada che secondo la polizia è stata il motivo scatenante di tutto. Ma Taban fa finta di non sapere. Poco dopo arriva un messaggio di Ebrahim, che nel frattempo è diventato amico di Taban e Aydin. Le dice di aver trovato lui la spada e di non averla consegnata alla polizia. Dice che vorrebbe inviargliela, ma Taban risponde che a volte è meglio non svelare certi misteri e preferisce che la spada resti per sempre a Gersin, nelle mani di Ebrahim. Poco dopo Taban apre la mail: le è arrivato un messaggio da un vecchio amico che le chiede di raggiungerlo a Yazd per delle indagini su una morte sospetta avvenuta in un sito archeologico.

Fine

Taban e i misteri del castello – sinossi estesa

10 commenti su “Taban e i misteri del castello – sinossi estesa

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